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Mercoledì 2 maggio 2007, ore 18.30 presso il
Centro Studi San Carlo,
Via Monte di Pietà 1 - Torino
si è tenuto l'incontro per la
presentazione del libro:
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AUTORE:
MASSIMO NOVELLI (giornalista di Repubblica)
"L'ausiliaria e il Partigiano"
(Storia
di Marilena Grill 1928-1945)
Casa Editrice: Spoon
River - Torino
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Scelse la parte sbagliata... Fu una delle
quattromila ragazze di Salò che dall'aprile 1944 aderirono al Servizio
Ausiliario Femminile della RSI. Pagò con la vita a 16 anni, uccisa al Rondò
della Forca con un colpo alla nuca da un manipolo di partigiani torinesi,
nella notte tra il 2 e il 3 maggio 1945.
Chi ha paura di Marilena
Grill? Ritorniamo a trattare quindi di questa vicenda nella speranza di
poter un giorno organizzare un incontro di presentazione anche presso il
Liceo D'Azeglio di Torino, istituto scolastico di cui Marilena Grill fu
studentessa, affinché si possa offrire anche agli studenti di oggi la
possibilità di conoscere il libro e, perché no, di commemorare questa loro
compagna di scuola a cui la Storia, nel silenzio di una consapevole
indifferenza, sta negando il diritto alla memoria...
Fa dunque discutere questo libro, e non - come
sostiene Ettore Boffano nella presentazione - per la paventata opera di
sciacallaggio che noi, biechi reazionari, sempre in cerca di pretesti per
infangare la burbanza demagogica, potremo fare del lavoro di Novelli, magari
appiccicandogli l'urticante etichetta di "revisionista", quanto piuttosto
per ciò che questa ricostruzione, sebbene romanzata, significa per l'ultima
velleitaria primazia morale di certa sinistra piemontarda. E il Liceo
D'Azeglio rappresenta, nell'epica resistenziale, il sancta sanctorum
dell'ideologia azionista e giacobina, la fabbrica della vulgata
antifascista, il tempio in cui sono cresciuti ed hanno insegnato una serqua
di maestri di (claudicante) intransigenza morale: Mila, Pavese, Foa, Pajetta,
Antonicelli, Giulio Einaudi, Leone Ginzburg, Firpo e, ovviamente, Bobbio.
Insomma, il milieu della cultura democratica subalpina, come ha spiegato uno
dei suoi mitici professori, Augusto Monti: "Fu una fucina di antifascisti
il Massimo d'Azeglio in quegli anni, ma non per colpa o per merito di questo
o quell'insegnante, ma così, per effetto dell'aria, del suolo, dell'ambiente
torinese e piemontese. Quel Liceo era come una di quelle case in cui "ci si
sente", dove i successivi inquilini sono visitati nel sonno - e anche da
desti - dagli spiriti e dalle anime" (I miei conti con la scuola -
Einaudi, Torino - 1965).
Chissà se i suoi studenti di oggi avvertono la
presenza di Marilena vagare inquieta nei corridoi e, soprattutto, se
percepiscono il fantasma di quel suo compagno che l'ha venduta agli
aguzzini?
IL LIBRO:
Il libro ricostruisce in modo scrupoloso i
fatti poco chiari dell'intera vicenda e scandaglia in profondità la coltre
di reticenze sotto il quale è stato occultato, per anni, il delitto.
Novelli, da giornalista di razza, non tralascia alcun indizio, ripercorre i
pochi fili della memoria rimasti e cocciutamente li confronta con
testimonianze e documenti che è riuscito a consultare. Spunta allora la
nobile figura di Alberto Polidori, comandante della 105a brigata Garibaldi
che rifiutò di eseguire l'esecuzione e tentò inutilmente di salvare la vita
a Marilena e alle sue quattro sventurate amiche, che rischiò di essere
ucciso dai suoi stessi soldati. Riaffiora la torbida fine di un operaio
50enne, Alberto Raviola, padre di una delle disgraziate passate per le armi
con Marilena, assassinato da alcuni militanti del PCI il 23 dicembre 1947
per aver tentato di dare un nome al boia della figlia. Un nome che Novelli
fa senza reticenze: Pierin d'la Fisa, Pierino della Fisarmonica, al secolo
Pierino Sasso, comandante della 18a brigata Garibaldi, testa calda e tra i
più spietati giustizieri rossi dell'epoca.
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