I.P.S.E.G. | Istituto Piemontese di Studi Economici e Giuridici
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N.12 – La vita non può essere messa ai voti

N.12 – La vita non può essere messa ai voti

Il 12 e 13 giugno gli italiani dovranno decidere come comportarsi nei confronti dei 4 referendum abrogativi di alcune parti della legge 40/2004, legge che disciplina la fecondazione medicalmente assistita e la sperimentazione scientifica su cellule staminali.

Il nostro Istituto nei mesi scorsi ha già espresso la propria posizione, suggerendo l’indicazione di non andare a votare, per non ribaltare il significato di una legge che, sebbene alcune ambiguità e contraddizioni che andrebbero risolte in sede parlamentare, ha il merito di aver regolato in maniera equilibrata i diritti di tutti i soggetti coinvolti.

Questa newsletter, inviata a poche ore dalla consultazione referendaria, costituisce un ultimo appello a riflettere sui temi su cui saremo chiamati a votare.

Gli abrogazionisti puntano il loro successo su idee di facile comunicazione mediatica, polarizzando lo scontro tra due estremi. Il processo è molto semplice: dalla loro parte stanno la libertà, il progresso, la salute, la difesa della donna e la speranza. Dall’altra parte i difensori della legge, che in quanto tali sono gli alfieri dell’oscurantismo, i nemici della Scienza e della speranza, i medioevali servi del Vaticano. È facile cadere nella loro trappola, ma è altrettanto facile, analizzando attentamente la problematica, comprendere come la realtà non è così semplice e immediata.

Si è parlato molto di libertà, di progresso e di diritti, ma nessuno ha discusso di Etica e Morale, di ciò che è bene fare o non fare. La nostra società tecnico-scientifica ha oramai abbandonato il dilemma lasciando alla Scienza le risposte. Si assumono come sinonimi Scienza e Progresso: tutto ciò che deriva dalla ricerca scientifica è positivo e per questo non va fermato. Purtroppo si dimentica che la Scienza non può generare “ethos”, ma saranno sempre gli uomini a decidere e a codificare, attraverso le loro scelte e le loro leggi, cosa sia giusto e cosa sbagliato.

Allora è giusto porci delle domande sulla morale: che morale è quella proposta dai referendari, che consentirebbe la ricerca scientifica sugli embrioni umani, ma che contemporaneamente si scandalizza e vieta gli esperimenti sugli animali? Forse una scimmia o un topo valgono di più che un embrione umano? Se l’embrione è solo materiale biologico qualsiasi, come un capello, perché allora lo si può sopprimere, ma non lo si può commercializzare? Magari vendere al migliore offerente, come già accade in alcuni paesi dell’Est? Eliminare un embrione o un feto non pone alcun problema etico, venderlo e comprarlo sì?

Allora è bene chiarire fin d’ora che il 12 e 13 giugno dovremo fare una scelta di Etica, dovremo decidere tra due modelli diversi di pensiero e di società. La scelta posta dal referendum è secca, senza vie alternative.

Al primo quesito dovremo chiederci se vogliamo o meno una Scienza che distrugge una vita con la speranza di salvarne un’altra, ossia se sia lecito che si utilizzi l’embrione (che è vita, cosa scientificamente inoppugnabile), per la ricerca decretandone così la sua morte.

Al secondo quesito ci sarà chiesto se vogliamo o meno che tutte le coppie possano avere accesso alla procreazione assistita, non solo a quelle realmente affette da problemi di sterilità, aprendo così la strada anche a quelle omosessuali e a i single, con buona pace di coloro che intendono ancora la famiglia come un’unione tra uomo e donna, e pazienza se i bambini nasceranno con due mamme o con due papà, saranno anche loro “cavie” di un esperimento, non di laboratorio, ma di sociologia.

Al terzo quesito dovremo riflettere se vogliamo o no che l’embrione (che ripetiamo ancora, è vita) sia lasciato senza alcun diritto e possa quindi essere utilizzato come una cosa qualunque, mero strumento da laboratorio.

Infine, al quarto quesito, dovremo scegliere se vogliamo che il nascituro possa avere il diritto alla certezza dell’identità di entrambi i genitori oppure se è giusto che si ritorni a una situazione in cui tutto era possibile: genitori sconosciuti, nonne mamme, utero in affitto venduto al migliore offerente, ecc.

Il nostro Istituto ha scelto la strada del non voto: far fallire il referendum perchè vengano confermate regole precise a difesa della vita in ogni sua fase, e a difesa di chi, non esistendo ancora, non può far sentire la propria voce.

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